Un esempio dal Nuovo Mondo

Certi Paesi sviluppati o che a giusta ragione possono considerarsi culturalmente più “ricchi”, ma dove in genere predomina una visione del mondo piuttosto egocentrica, sono soliti a descrivere ed a giudicare i Paesi meno “antichi”, meno ricchi o semplicemente più giovani come se fossero Nazioni che avrebbero poco da insegnare ed il cui contributo al progresso dell’ umanità sarebbe scarso od insignificante. Questo modo di concepire la propria presunta superiorità è il riflesso di una deleteria presunzione, ma anche della pessima conoscenza che ci si fa di altre regioni geografiche distanti. Molti in Europa credono di trovarsi al centro del mondo; ma non sempre dimostrano di esserlo davvero.


Anche in Italia non è raro che ci si riferisca al Brasile, come ad un campione di ingiustizia sociale al quale, in modo molto spicciativo e riduttivo, si attribuisce la qualifica di “sottosviluppato”, patria di “mulatte” e “mulatti”, produttore di caffè, singolare organizzatore di carnascialesche esibizioni tropicali pittoresche ed erotiche, nonché ricca riserva di abili atleti, rivelazioni di campioni nel gioco del calcio. Se non bastasse, ci sono ancora notiziari televisivi di una certa tendenza per relegare il Paese giù in fondo alla classifica. Infatti, secondo certi documentari sensazionalisti sembrerebbe che il Brasile avrebbe poco da far parlare, oltre alle sue famose “favelas”, ai bambini abbandonati, alla “congenita” miseria, alla “generalizzata” povertà, all’ignoranza “diffusa”; senza parlare di presunte responsabilità per la distruzione di immense foreste alle quali parteciperebbero in modo immaginario le grandi multinazionali americane e via dicendo. Intanto, nessuno si chiede cosa sia mai avvenuto con le foreste che in antichità coprivano vaste regioni dell’ Europa.

Eppure, chi conosce bene questo Nuovo Mondo giunge a conclusioni ben diverse tanto in rapporto ai Paesi come nei confronti delle rispettive popolazioni. Non per caso, come avviene con frequenza presso le Nazioni giovani, la gente sembra essere molto più versatile e più pratica. I Brasiliani, in particolare, mostrano doti che in Europa con il tempo si stanno perdendo o risultano sempre più rare; e non mi riferisco solo alla straordinaria creatività che li caratterizza. Essi costituiscono pure uno dei popoli più generosi, più tolleranti ed allo stesso tempo più umili (nel senso virtuoso) del mondo; ed uno spiccato senso dell’umorismo potrebbe servire da cornice di questo sommario eppur reale quadro.

I popoli giovani, dunque, sembrano sovente meno legati ad antiche tradizioni e si dimostrano, pertanto, più accessibili ed aperti all’innovazione rispetto alla rigidità dei popoli di antichi e consolidati costumi. Le popolazioni giovani risultano, perciò, più moderne e più inclini ad accettare cambiamenti di rilievo nelle proprie usanze. Ciò vale anche per i Brasiliani che non depositano eccessivo valore a paradigmi millenari, come farebbero invece Europei ed Asiatici. E ciò li rende meno rigidi, ma anche più dinamici rispetto a popoli più antichi e più conservatori.

L’ultima domenica è servita, ancora una volta, da buon esempio per esaltare questa diversità e mostra a tutto il mondo come una innovazione si sia ormai affermata e che probabilmente sarà adottata prima o dopo ovunque, anche nei Paesi più sviluppati e ricchi.

Infatti, in circa 5.500 municipi brasiliani si sono svolte le elezioni amministrative, in cui si decideva la scelta di altrettanti sindaci ed i rispettivi consigli comunali, anche se per numerosi centri bisognerà attendere l’esito di un secondo turno. Fin dalle 08.00 del mattino i seggi elettorali sono stati aperti agli elettori e si sono chiusi alle 17.00. Per capire l’efficienza del sistema è opportuno osservare che in un territorio ben 26 volte più vasto del nostro, hanno votato oltre 120 milioni di elettori probabilmente in circostanze di difficoltà ben maggiori a quelle che si affrontano in Italia in queste occasioni.

La novità – per i criteri europei – sta nel sistema di voto che ha permesso di conoscere i risultati definitivi lo stesso giorno in sole poche ore, dopo la conclusione.
Ora, a prescindere dai risultati politici che questa elezione può suggerire, dove l’ influenza del partito di sinistra attualmente al governo si è, in parte, allargata, mentre in parte gli elettori hanno bocciato non poche amministrazioni comunali anteriormente conquistate dallo stesso partito dei lavoratori, mi sembra oltremodo opportuno commentare il successo consolidato del metodo di votazione elettronica adottato in tutto il Brasile ormai fin dal 1996.

E se in Europa questo metodo rivoluzionario ha riscosso poco interesse, è sintomatico il fatto che la stessa modalità è stata prontamente approvata da Paesi come la Nuova Zelanda e l’ Australia, mentre negli Stati Uniti la introdurranno sperimentalmente solo in alcune zone in occasione delle prossime elezioni.

E’ interessante osservare che proprio negli Stati Uniti erano stati fatti i primi esperimenti con il voto meccanizzato con addirittura un secolo di anticipo sul Brasile; ai fini pratici, tuttavia, quell’esperienza non ha prodotto alcun cambiamento; probabilmente perché a quei tempi non esisteva ancora l’informatica.

In Brasile, intanto, fin dal 1989, nella cittadina di Brusque (località che al pari di tutto il Sud è +/- al 90% di origine italiana e tedesca di terza e quarta generazione), nello stato di Santa Catarina, avveniva la prima prova reale del voto elettronico, affidandosi ad urne elettroniche sperimentali. Quell’esito positivo ha permesso di estendere presto la pratica a tutto il Paese ed oggi, grazie a quell’interessante esperimento, è possibile commemorare un rinnovato successo di questa straordinaria innovazione a livello nazionale.

E qui tutta una serie di considerazioni diventa imperativa, perché si può ben affermare che non è raro che l’esempio dei più giovani risulta utile e sovente supera anche l’esperienza dei più anziani, i quali per la loro stessa natura di conservatori, tendono ad opporsi od a resistere a certe novità ed a determinati radicali cambiamenti.

Come è naturale, i tempi cambiano e nonostante il terzo millennio sia ormai già bene avviato, nella vecchia Europa conservatrice resistono istituzioni che non solo potrebbero, ma perfino dovrebbero essere modificati. Al loro posto, magari, si introducono innovazioni ambigue e piuttosto polemiche, come l’ultima di Zapatero che legalizza il matrimonio fra omosessuali – ed il tempo non tarderà per dirci se è stata veramente una buona idea – mentre non si adottano soluzioni di ordine infinitamente più pratico. Mi spiego: se paragoniamo la patente di guida europea o la carta d’identità in uso in Europa a quelle utilizzate nei Paesi più giovani, quali gli Stati Uniti, il Brasile o l’ Australia etc., dove da tempo si applicano anche “i codici a barre” è facile constatare come nel vecchio mondo, per certi versi, siamo rimasti indietro senza nemmeno sentire il bisogno di adeguarci alla modernità. Giusto per fare un po’ di acrobazia mentale, si potrebbe immaginare come sarebbe la carta di credito (denaro di plastica, come è definita in America) se la avessimo inventata noi in Europa: potrebbe avere la forma di libretto con tanto di foto e con colonne “dare” ed “avere” per dover dimostrare ad ogni momento il saldo positivo sul conto…

Perciò mi sembra corretto riconoscere al Brasile il merito per aver adottato un metodo veramente rivoluzionario, sostituendo per primo al mondo, il voto cartaceo con quello elettronico. Eppure, già ai primi esperimenti brasiliani di quindici anni fa, avevano assistito pure osservatori europei, i quali, da quanto pare, non hanno avuto la sensibilità di capirne i vantaggi; oppure è mancato ai rispettivi burocrati di sempre il coraggio di sperimentare una innovazione così importante, capace di mandare in pensione l’antiquato metodo delle schede di carta, ridimensionando molte complicazioni e costi sostenuti dall’ elettorato.

Del resto, non ci vuole molta immaginazione per capire e concludere com’è superato l’obsoleto sistema tradizionale di votazione, in cui si apporta la propria preferenza con un segno grafico su ogni scheda di carta da depositare manualmente in un’urna sigillata, sorvegliata e poi vuotata a mano da commissioni che ne devono controllare il numero, l’autenticità, il contenuto etc. etc.

Il Brasile lo sta già dimostrando da circa quindici anni nella pratica empirica e non è per caso che molti Paesi giovani hanno deciso di seguirne l’esempio. Il sistema, come è ormai ampiamente dimostrato, fra l’altro, permette lo scrutinio dei risultati in poche ore, senza alcun margine di errore, senza complicazioni di conteggio manuale che è anche suscettibile a manomissioni, senza contare gli inevitabili errori umani.
Ragione per cui, crediamo che anche il vecchio continente, dove spesso l’arroganza, la presunzione e l’egocentrismo abbondano, abbia ogni tanto non poche cose da imparare anche dai popoli giovani dei nuovi continenti.

E sempre nell’ambito della modernità, oltre che della decenza, mi chiedo in fine pure, come mai nella tanto intelligente Europa, le tanto “altruiste” Nazioni del vecchio continente non riescano ancora a capire che il miglior modo di limitare le invasioni degli immigranti dai Paesi poveri – mossi dal più naturale degli stimoli che è la speranza – dipendano pure da un’ assurda quanto sleale politica agricola adottata dall’ Unione Europea, altamente protezionista. Gradirei immensamente sapere da coloro che insistono tanto a condannare quegli Extra-Europei che si ostinano a cercare un mondo migliore per sé e per le proprie famiglie, cosa pensano dei sussidi concessi agli agricoltori (difesi con unghie e denti dalla “democratica” Francia) per produrre certi generi di alimento che potrebbe essere ottenuti a costi inferiori presso Paesi che non dispongono di industrie e che non hanno altro se non manodopera e clima più adatti alla razionale e salutare agricoltura dei Paesi poveri. Si pensi solo per un attimo alle ingiuste ed assurde sovvenzioni concesse ai produttori di latte e formaggi, di barbabietola da zucchero, ai produttori di carne suina, bovina etc. etc.

E’ interessante osservare, come la burocrazia del potere politico del nostro caro e vecchio continente spesso non riesce ad adeguarsi, a seguire i canoni dei tempi che loro malgrado cambiano e si impongono, né essa mostra di essere in grado di voler comprendere con altrettanta flessibilità la ragionevolezza umanitaria nei fatti concreti e negli aspetti più pratici. Auguriamoci, pertanto, che nel vecchio continente il buon senso presto o tardi prevalga e che oltre a modernizzare la vita dei cittadini con norme adeguate alla nostra era, anche la politica del protezionismo, dei sussidi, delle scandalose sovvenzioni a favore di uno od altri settori venga finalmente e per una buona volta abbandonata.

Ma per concludere, vorrei riferirmi ancora una volta al fatto che la modernizzazione, malgrado la resistenza dei conservatori e di una certa classe corporativista e protettrice della burocrazia dai molteplici volti, inevitabilmente vedrà non solo cambiare il formato della patente di guida, della carta d’identità etc., ma ineluttabilmente condurrà ad una salutare riduzione delle attribuzioni dei meccanismi dello stato, al quale in Europa si riservano troppe prerogative che possono essere assolte molto meglio e con maggior efficienza dall’azione benefica dei privati. Non ci sarà, allora, da sorprendersi se questi Paesi che oggi i tradizionalisti e conservatori europei considerano troppo giovani, si anticiperanno alla vecchia Europa; e daranno ancora una volta l’esempio di come sovente è utile rompere paradigmi vecchi, per stabilire nuovi innovativi parametri più adeguati alla modernità.

E mentre l’ Europa esitante continua ad ispirarsi alla dottrina keynesiana, eternamente inclinata a mantenere l’economia sotto il controllo politico, non ci sarà da sorprendersi se Paesi del Nuovo o del Nuovissimo Mondo la sorprenderanno ancora una volta, mostrando quanto l’efficienza dell’economia di mercato è superiore all’economia politica.