In questi giorni sul sito (Legno Storto) si è accesa la polemica attorno alla presenza di scomodi frequentatori dei forum che con crescente frequenza ed ostinata insistenza monopolizzano la scena con modi ed espressioni sovente intolleranti ed illiberali. Censurare queste voci dissidenti è una reazione primaria alla quale ogni tanto siamo tentati a cedere, soprattutto quando ci sentiamo contrariati e pur cercando di esporre le nostre idee in modo razionale, ponderato ed equilibrato, dobbiamo addirittura subire meschine offese, solo perché alimentiamo idee proprie, in divergenza con certi incorreggibili intolleranti. La censura è, tuttavia, una misura incompatibile con i nostri principi; essa è illiberale, e non si concilia con la filosofia di chi crede nella libertà, nella convenienza di ogni genere di competizione e che non teme il confronto, del quale il progresso umano non può prescindere. Questo bellissimo sito è liberale ed è più che giusto far accedere ad esso pure quelle voci contrastanti anche quando risultano contrarie alle idee liberali stesse. Il dibattito ed il confronto con le idee divergenti è utile al perfezionamento delle proprie idee liberali, le quali non potrebbero essere tali senza i necessari contrastanti ragguagli.

Dove non c’è contrasto non c’è equilibrio. Perciò, ogni forma di opposizione non contundente è sempre utile; la dissidenza non solo è necessaria, ma è indispensabile; e come apprendiamo da Hannah Arendt, niente è più deleterio della cieca unanimità di opinione.
Infatti, nessuno in questo mondo è depositario della verità. La verità, secondo me, è e rimane un ideale, da perseguire; da ricercare, pur se impossibile da realizzare nella sua totale pienezza. Forse possiamo affermare che solo gli “illuminati” hanno accesso alla verità assoluta, ma poi rimarrebbe sempre da stabilire chi può essere di fatto un vero illuminato, perché ciò che a noi oggi può sembrare una rivelazione, domani può trasformarsi in un bell’ equivoco e ciò che alla nostra comprensione attuale si presenta come una grande falsità, domani potrà risultare un’autentica rivelazione. Per questo, parafrasando Popper, la ricerca non deve mai cessare: la verità non è finita; non è rotonda, come si suol dire, bensì poliedrica e multiforme.

Ognuno di noi ha le sue verità; ciò che in un certo momento è bello e buono per un individuo, può non esserlo in altre circostanze ed a maggior ragione possono divergere altri individui diversi, con altre esperienze, e dunque con altri punti di vista. Ciò che è momentaneamente giusto per alcuni di noi può risultare sbagliato per altri individui; ma il giorno seguente tutto può alterarsi ed anche capovolgersi. Pertanto, tutto è interpretazione; tutto è provvisorio. Infatti, la mia realtà si fonda sull’incertezza, sul dubbio – e così dovrebbe essere per tutti – e di conseguenza la realtà di chi ammette di non sapere non può fare la stessa lettura della realtà degli stessi eventi di chi si accontenta delle certezze, di chi dichiara di sapere o di chi si lascia convincere dalle ingannevoli apparenze, senza riuscire ad immaginare che più avanti potrà rivedere le proprie posizioni. In questo è sempre valida l’ illuminante lezione di Socrate. Ciò che a me sembra certo in un determinato contesto, in altra circostanza, dopo aver accumulato nuove esperienze, dopo aver ampliato il mio orizzonte, dopo aver acquisito nuove nozioni, potendo finalmente meglio aguzzare la vista, potrà risultare incerto e viceversa in circostanze del tutto nuove.

Anch’io sovente mi rendo impaziente e polemico, nel dissidio con chi intende indottrinarmi; anch’io mi stanco di ascoltare chi deposita tutta la propria fiducia in una fede politica o confessione religiosa dogmatica e non alimenta dubbi; eppure, nemmeno io potrei mai affermare di aver ragione, attribuendo categoricamente il torto a costoro. Tutti abbiamo molto da imparare dagli altri e tutti gli altri hanno sempre qualcosa da imparare da noi. Ciò vale per gli individui come per i popoli: nessuno è al corrente di tutto, né può penetrare nell’intima esperienza altrui per emanare sentenze e giudizi conclusivi su ciò che non è matematicamente dimostrabile. La ricerca della fisica quantica mette addirittura in dubbio paradigmi scientifici consolidati e, naturalmente, le scoperte non si fermano con la quantica.

Del resto, io vivo la mia vita e non vivo la vita altrui; sento unicamente le mie sensazioni: il mio freddo ed il mio caldo non hanno gli stessi parametri degli altri; la mia temperatura non può avere – per così dire – lo stesso gradiente termico di quella dei miei parenti, dei miei amici o dei miei contendenti. Il caldo od il freddo possono essere addirittura della stessa e medesima intensità, ma in situazioni o tempi distinti li posso percepire in modi diversi e perfino opposti. E ciò può semplicemente dipendere dal mio umore in un determinato e specifico momento.

Noi siamo tutti individui unici e pertanto tutto ciò che si presenta alle nostre limitate sensazioni ha valori specifici e particolari. Per questo motivo abbiamo sensibilità distinte e le interpretazioni che ricaviamo dalle nostre diverse osservazioni non potranno mai essere identiche, anche perché, non solo siamo tutti uno diverso dall’ altro, ma anche perché niente si ripete nel tempo e nello spazio in tutta l’esistenza.

Ragione per cui ogni singola opinione è un contributo a parte; esso integra, completa e “complementa” le nostre provvisorie e poliedriche verità limitate. Secondo me, la verità assoluta è costituita da un immenso mosaico formato di una miriade interminabile di tasselli, ognuno dei quali rappresenta la singolare verità di tutti gli individui vissuti, di tutti gli individui in vita e di tutti quelli che vivranno, senza entrare, poi, nel merito dei misteri che di per sé sono impenetrabili. Questo perché ognuno di noi vive la propria realtà nel suo contesto e nel suo volubile attimo di tempo che cambia. Una realtà particolare non potrà mai corrispondere alla realtà altrui: se non altro, i tempi ed i luoghi saranno necessariamente sempre diversi, seppure in tempi vicini e luoghi prossimi e un’interpretazione possa risultare molto simile all’interpretazione data da altri sugli stessi argomenti o considerazioni.

Mi pare che siamo tutti condizionati ad interpretare la verità come una specie di immagine che si riflette attraverso il diamante, in funzione dell’intensità della luce, del luogo o della nostra posizione in rapporto al diamante e quella del diamante stesso in rapporto a noi ed al resto che ci circonda: l’immagine potrà modificarsi in continuazione, assumendo tonalità e addirittura forme nuove. Per questo noi non possiamo mai distinguere quale è la verità assoluta da quella relativa. Siamo umani e siamo limitati dalle nostre proprie capacità di percezione che non sono mai le stesse, quando la verità assoluta – si può affermare – pur essendo finita, in ultima analisi, ci apparirà sempre infinita ed eterna, mentre noi siamo finiti e la nostra presenza transitoria è in costante trasformazione, in continua mutazione.

Ora, una cosa è ospitare frequentatori che la pensano in modo diverso da noi in un forum liberale, dove si tollerano individui che interpretano le dottrine liberali addirittura in maniera contraria alla nostra, anche se sovente non ci riesce di concepire certe divergenze, e tutt’altra cosa è, invece, tollerare che in un sito liberale – nella sezione dei forum – predominino proprio gli intolleranti di piantone, i depositari della verità rivelate, ossia, coloro che si affidano sempre alle proprie certezze e che non accettano i dubbi altrui, ma negano la validità del liberalismo come modello economico. Non sembra avere senso subire l’azione di coloro che vogliono imporre ad ogni costo le proprie tesi come se fossero verità assolute. E come accettare e difendere coloro che vorrebbero universalizzare le proprie convinzioni sull’esistenza di razze inferiori o superiori? Non esiste alcuna scienza in grado di dimostrare l’inferiorità o superiorità di un’ etnia nei confronti dell’altra. Ci sono solo diversità che tanto gli uni come gli altri, eventualmente, in un determinato contesto non comprendono. Ma sappiamo benissimo che la storia di ogni popolo è la storia di un’ascesa seguita dal successivo declino; ed in questo nessuno si salva.
E come giustificare che alcuni possono abusare della tolleranza dei liberali per esprimere e manifestare continuamente la propria intolleranza in ogni occasione, per qualsiasi pretesto, magari anche per offendere o diffamare coloro che non hanno le loro stesse idee? Sembra ragionevole riunirsi in un punto d’incontro in cui dovrebbe prevalere la tolleranza ed invece ci si ostina ad esaltare l’intolleranza, l’intransigenza, la discriminazione e dove il linguaggio veemente produce continuamente reazioni a catena provocate da coloro che intendono imporre radicalismi, idee totalitarie come si osserva con tanta frequenza in questo sito?

Il liberalismo deve essere tollerante, ma lo deve essere soprattutto con chi pratica la tolleranza. E’ giusto essere tolleranti con gli oltranzisti, con i fanatici, con gli estremisti, con i fondamentalisti radicali, con i dogmatici politici e fanatici religiosi di diverse dottrine e confessioni? Possiamo accettare che alcuni si attribuiscano la poco umile prerogativa di dover indottrinare con veemenza gli altri? Si giustificano certe pretese in cui aspiranti profeti aggrediscono altri interlocutori con la scusa di avere la sacra missione di redimere eretici, gnostici, scettici ed atei, condannando tutti coloro che non hanno gli stessi gusti od inclinazioni? Si deve veramente tollerare chi aggredisce ad ogni istante tutti coloro che hanno altre convinzioni, magari insultandoli nei modi più sgarbati? O non si rende necessario porre limiti a chi non sa rispettare i diritti altrui di pensare con la propria testa, affinché la pluralità di idee ed opinioni venga assicurata con tolleranza e reciproco rispetto?

Il liberalismo non può essere tale se non zela per la diversità; per questo, dove non c’è diversità di opinioni, non si sostiene nemmeno la dottrina liberale. Il vero liberale confronta le proprie idee con i dissidenti; egli non può voler imporre le proprie idee come fanno gli integralisti aspiranti totalitari di turno. Il liberale non può voler far tacere i dissidenti; in tal caso si sostituirebbe agli intolleranti, ai conservatori, incapaci di accettare il dialogo, perché temono l’alternanza di opinione e quindi anche del potere. Essi sono i veri nemici della società aperta al dialogo; temono il progresso, combattono il cambiamento per paura di dover rinunciare alle proprie ottuse convinzioni che intendono imporre agli altri in ogni modo per ridurre ogni possibile dissidenza o revisione.

Del resto è proprio quello che si è verificato in tutte le rivoluzioni, dove gli eversivi sovvertono il potere con la forza per, poi subito dopo, imporre il totalitarismo più negletto, violento e conservatore. Ma il progresso è in primo luogo mutazione, è evoluzione; è continua revisione e rivalutazione dei nuovi dati disponibili; è acquisizione di nuovi valori e conseguente adeguamento dei nuovi parametri modificati da quelli maturati o resi obsoleti dal tempo e nell’esperienza.

In conclusione, l’assenza di un corretto e costruttivo dissenso non sarebbe assolutamente favorevole al progresso e quindi al pensiero liberale. E se in un dato momento il dissenso od il confronto dovessero mancare, molto probabilmente qualche anticonformista più determinato di noi se li dovrebbe inventare, trovandosi eventualmente in difficoltà ad assumere il ruolo assolto dai nostri avversari.