LA SCIENZA NEGATA. IL CASO ITALIANO – di Enrico Bellone (Recensione)

Questo saggio è molto utile soprattutto per far riflettere l’intellettualità di sinistra e quella particolare classe politica sempre pronta ad imporre sacrifici ai cittadini del presente concreto e noto in funzione d’un ipotetico avvenire del tutto incerto; così, il loro modello permette di rinnovare all’eterno promesse che non si manterranno; da anni scommettono su teorie ed utopie, alimentate artificialmente da dottrine ideologiche piuttosto di dar credito ai risultati pratici della realtà vissuta al momento. Bellone fornisce una lezione capace di sensibilizzare anche la categoria accomodata sui sussidi ed indifferente alla minaccia dei ricatti dei produttori di petrolio.

Mentre a Shanghai colpisce l’esuberanza della sua modernità: nella sua vasta periferia nuovissimi edifici adibiti ad abitazioni mostrano sui tetti pannelli solari allineati per captare l’energia che il sole emana gratuitamente per il riscaldamento dell’acqua; e non ci sarà da sorprendersi se, ben presto, la Cina sfornerà pannelli fotovoltaici a costi più bassi, permettendo a privati di generare energia elettrica a livello residenziale, dando così un esempio reale di come combattere la dipendenza dalle fonti energetiche minerali.

Da noi, purtroppo, non si stimola questo genere di tecnologia, ma si scoraggia perfino la ricerca, ostacolata e mutilata da politiche che privilegiano la formazione di laureati che già abbondano. Eppure, per ridurre gli effetti della scarsità delle fonti energetiche, basterebbe stimolare ricercatori ed imprese private con semplici esenzioni fiscali; e potremmo destinare, parte di quei fondi riservati a 2% della popolazione che produce agricoltura sussidiata.

Ma, ahimè, siamo troppo legati al concetto delle Università pubbliche, dove si dedica più attenzione alle materie umanistiche che non generano tecnologia, mentre le facoltà tecniche godono di una sempre minore popolarità; infatti, per avere successo i nostri migliori tecnici e ricercatori sono costretti ad emigrare, principalmente negli Stati Uniti, dove oltre a migliori opportunità, anche il loro lavoro è valorizzato e stimolato dall’azione diretta dell’iniziativa privata che somministra agli atenei specializzati ordini di specifiche ricerche.

Ma qualcosa si dovrà pur fare per ridurre il numero di laureati disoccupati e per tornare ad essere punto di riferimento nelle scienze come era di nostra antica tradizione. Infatti, se non ci muoviamo, incentivando la ricerca e lo sviluppo tecnologico perderemo presto il treno del progresso. E’necessario cambiare filosofia, lasciando perdere le chiacchiere delle buone intenzioni alimentate dal pensiero teorico e ideologico rivolto all’avvenire per adottare una linea più pragmatica che possa essere utile al nostro presente.

La lezione di questo eloquente saggio mette il dito nella ferita profonda aperta da tanto tempo e se non si agisce contro questo male rischiamo di sprofondare l’Italia fra i Paesi più sottosviluppati. La minaccia sta suonando l’allarme e già un fanalino rosso lampeggia inistentemente, avvertendoci che un declino economico, generato da un modello politico ambiguo ormai superato, è alle porte.

Dobbiamo rivalutare la più importante fonte di ricchezza del nostro suolo: la capacità di produrre idee e soluzioni. Il patrimonio di un Paese non è solo costituito da risorse naturali. Se fosse così, la Russia ed il Brasile sarebbero i Paesi più ricchi al mondo; non lo sono per mancanza della ricchezza più importante: il capitale umano. Ma il capitale umano che è illimitat, richiede pure stimoli ed il migliore è il riconoscimento del merito. E’ con questo che miglioriamo le tecnologie per meglio sfruttare le nostre risorse e capacità. Perché non applicare questo principio, incentivando un’agricoltura moderna capace di sviluppare prodotti nuovi? No, da noi condanniamo anche la ricerca sulle più recenti tecniche agricole con sentenze equivoche contro gli OGM, sulla pura base ideologica.

Intanto, Paesi che erano poveri e meno sviluppati, imparano e sanno adeguarsi alla modernità; infatti, hanno perso la loro trimidezza, ragione per cui osserviamo come avanzano a passi da giganti per presto superarci: in Cina, India, ma anche Australia e Nuova Zelanda certe tecnologie non fanno più paura. Del resto, dovremmo ispirarci alla lezione di Popper che insegna come la conoscenza non ha mai fine; se sbagliamo, possiamo sempre correggere i nostri errori, perché la ricerca non può arrestarsi; fermare la ricerca equivale a perdere il passo con i tempi.

E non c’è più tempo da perdere; pertanto, questo è uno di quei saggi che dovrebbe ricevere la massima attenzione perché mette a nudo aspetti vitali della nostra realtà che non si deve più ignorare.