IL SECOLO CINESE di Federico Rampini (recensione)

Una sintesi storica, sociologica ed economica di un grande Paese. L’autore ci descrive una Nazione di cui si parla molto ma della quale, purtroppo, non si conosce abbastanza. Anzi, fino a poco tempo fa se ne conoscevano solo gli aspetti negativi: la miseria, la mancanza di democrazia, lo sfruttamento del lavoro a basso prezzo e tanti altri luoghi comuni che ne deformano la vera realtà. Certo, in tutto questo ci potrà essere anche del vero, ma ci sono pure delle verità che non si possono più tacere né ignorare. Infatti, da Paese universalmente riconosciuto come sottosviluppato, la Cina si presenta, con tutta l’autorità che merita, come candidato a superpotenza industriale. Il suo straordinario sviluppo non ha precedenti al mondo: da oltre vent’anni – questa recensione ha già un paio di anni – si trova in continua crescita a tassi superiori al 10% annuo, ciò che non ha precedenti in nessun’altra Nazione al mondo. Ora che la crisi sembra non risparmiare nessuno, non scende sotto tassi di crescita del 6-8%. Sembra poco?Ad ogni modo, questa lettura oltre ad essere piacevole, è facile e certamente non noiosa ed ancora attuale. Confesso che dall’autore tendenzialmente di sinistra, o che almeno non frequenta l’ambiente d’inclinazione apertamente liberale – scrive su LA REPUBBLICA – non mi aspettavo tanta coerenza. Invece, vi si possono trovare numerosi indizi che mettono chiaramente sotto accusa il modello totalitario socialista; anzi, in numerose occasioni ed a più riprese elogia la via realista e pragmatica intrapresa dai Cinesi con la finalità di raggiungere il progresso che permetterà loro di recuperare i decenni persi durante il periodo più tragico in cui Mao non lasciava spazio a chi aveva le idee più chiare sul mondo del mercato libero ed aperto. Certo, non tutto è stato fatto, ancora, ma la strada seguita è quella corretta. Ed i risultati oggi mostrano i grandi cambiamenti, grazie alle numerose privatizzazioni, all’apertura dell’economia, alle metropoli modernissime dove la gioventù totalmente aggiornata, agli occhi dei profano potrebbe essere scambiata con quella giapponese.

Per chi non conosce, ma continua a parlare della Cina, senza una minima cognizione di causa, questa lettura può essere un’eccellente opportunità, perché costituisce veramente uno strumento utile: ricco di dati, ma anche di numerose curiosità per il diletto di chi legge non solo per appagare la propria curiosità, ma per pura diversione.

Federico Rampini osserva come la Cina, prima di chiudersi su se stessa era sempre stata il centro tecnologico mondiale; infatti, per molto tempo, era fra le Nazioni più avanzate al mondo. La sua decadenza, iniziata con l’isolamento, è stata accelerata dall’arrivo degli Europei che l’avevano con prepotenza invasa, dominata e sfruttata.
Nelle sue conclusioni egli ci ricorda come, in fondo, non c’è niente da sorprendersi, se la Cina in breve supererà l’Europa per affiancarsi alla superpotenza dell’America. Infatti, per millenni la Cina ha dominato le tecnologie e la parentesi del suo declino si è ormai chiusa, dopo aver rinnegato la disastrosa esperienza socialista con le sue assurde quanto deleterie politiche pianificate. Ora, essa si conferma al mondo intero, come concreto esempio al quale molti altri Paesi, che non hanno ancora rinunciato a quell’ambiguo principio di “credere per vedere”, si potrebbero benissimo ispirare a questo modello. La sua rinascita, iniziata con la morte di Mao Dzedong, le sta restituendo l’importanza che ha sempre avuto in un lontano passato, prima di essere dominata dall’imperialismo europeo.

Non si deve dimenticare che la Cina aveva inventato da molto tempo la carta, i caratteri mobili, la porcellana, la polvere da sparo con le quali, poi Ghengis Kahn ha potuto formare il più grande impero di tutti i tempi antichi, conquistando mezzo mondo; ma avevano anche sviluppato un sofisticato sistema di navigazione con l’invenzione della bussola, del timone ed uno specifico sistema di misurazione delle distanze marine con la misurazione della luce lunare. Non è stato per caso, dunque, se il suo famoso ammiraglio –a che se da noi poco noto – Zheng He aveva raggiunto le coste americane, ben 70 anni prima di Cristoforo Colombo. L’autore menziona questo fatto solo di passaggio. Ma a coloro che questo argomento dovesse interessare, si può raccomandare la lettura di un saggio storico altrettanto interessante, da leggere come se si trattasse di un romanzo: 1421. LA CINA SCOPRE L’AMERICA

http://www.liberalismowhig.com/2009/04/18/la-cina-scopre-il-mondo/

di un ex ufficiale della marina britannica, Gavin Menzies. I più entusiasti potranno soddisfare la propria curiosità completando le proprie ricerche leggendo quanto scrive Ruggero Marino a proposito di Cristoforo Colombo:

http://www.liberalismowhig.com/2010/09/28/il-riscatto-di-cristoforo-colombo/

oppure

http://www.liberalismowhig.com/2009/12/02/colombo-la-revisione-della-sua-storia/

tutte opere storiche di gradevolissima lettura in grado di rivelare verità sconosciute e che meriterebbero una maggiore divulgazione.