Elogio della Mitezza di Norberto Bobbio (Recensione)

Ricevuto in regalo da un amico, ho letto questo “ELOGIO” con interesse, ma anche con una certa riserva; forse, perché, avendo tante altre prioritarie letture a cui dedicare la mia curiosità, non avrei probabilmente concesso molta attenzione a questo saggio; infatti, devo confessare d’esser sempre stato piuttosto prevenuto verso gli intellettuali che durante tanti decenni negavano tutte quelle ambiguità del pensiero come pure del totalitarismo reale e concreto dei regimi comunisti. Anche il bravo Bobbio, come il suo degno compagno d’ideologica inclinazione Sartre ed altrettanti filosofi della militanza marxista, dinanzi alle più palesi ed innegabili evidenze della deleteria repressione politica esercitata dai tiranni del collettivismo come Stalin, Mao, Pol Pot, Fidel Castro e così via, facendo finta di niente, s’è sovente scordato di aprire i propri occhi…

Esaltare la mitezza, sinonimo di moderazione, indulgenza, clemenza etc., mi sembra un buon arrivo: una conversione utile; ma perché non ha mai speso parole contro l’inclemenza, l’intolleranza, contro la repressione, contro i gulag, senza parlare degli stermini? Sì, è abbastanza confortante notare come in questa opera uno dei massimi teorici della sinistra, finalmente conceda degli sconti al supremo valore dei diritti individuali, in parziale dissenso con quelle obsolete idee del potente movimento dissoltosi fortunatamente con la felice demolizione del muro della vergogna di Berlino. Ma molti di noi si chiedono se non sia mancata al pensatore anche un’opportuna condanna.

Naturalmente, chi sono io per emettere sentenze contro un pensatore di questo calibro; tuttavia, se certi dubbi provengono da menti lucide come quella di un Domenico Settembrini (C’è un Futuro per il Socialismo? E quale?) non si può negare che queste domande risultano abbastanza pertinenti…

Peccato, perciò, che uno dei più accreditati moderni filosofi della sinistra nostrana riconosca l’importanza della libertà così tardi. Infatti, egli non solo non censurava certi abusi, ma a danno degli occidentali diritti individuali, non era nemmeno solito a schivarsi di esprimere solidarietà a quei disumani regimi collettivisti. Perché non si era fatto coraggio per deplorare i misfatti delle rivoluzioni proletarie?
Ecco che l’opportuno quanto tardivo ripensamento giunge quasi alla vigilia del suo congedo dalla vita. Eppure, con il suo equivoco silenzio giustificava i “sacri” principi dell’uguaglianza promossi dall’equivoca dottrina della Rivoluzione Francese, tragicamente imposti dal luttuoso socialismo reale dei satrapi di turno.
Avrebbe certamente reso ben altro servigio al mondo del pensiero ed ai propri stessi correligionari se, in qualche occasione, avesse abdicato alla propria omissione per chiaramente pronunciarsi a favore non della spietata tirannia, bensì della tolleranza e dei diritti di libertà di pensiero, senza dare tanto credito alla militanza di una fede così nefasta che con tale violenza ha solo inibito il libero progresso e la libera espressione degli individui e, di conseguenza lo spontaneo sviluppo umano, come pure il benessere di moltitudini che per oltre mezzo secolo sono state ridotte in schiavitù, costrette a centinaia di milioni di individui ad ogni forma di astinenza forzata.

Certo, meglio tardi che mai! Mi chiedo, però, se vivendo ancora qualche anno, il pentimento non avrebbe finalmente indotto anche questo importante paladino della nuova religione a rompere con l’omertà e convincersi della totale inutilità del disastroso esperimento messo in opera dal marxismo a Mosca, a Pechino, a Cuba etc. Non sarebbe stato più corretto ribellarsi al pari di quanto hanno saputo fare tanti altri compagni letterati come Camus, Orwell ed Ignazio Silone – per citarne alcuni – poi inesorabilmente condannati all’ostracismo solo per non aver prestato incondizionata fede a tanta dottrinaria ipocrisia ideologica? Forse, avrebbe potuto redimersi del tutto, riconoscendo che avvallare tanti tragici sacrifici è stato un gravissimo errore, tanto è vero che i vecchi partiti comunisti di allora, oggi rinnegando il proprio passato ed i propri simboli, si appellano alla diffusa ingenuità del presente e attualizzano la propria azione politica sotto nuove sigle, ma senza del tutto ammettere la salutare iniziativa privata che da sempre tende a soddisfare le legittime aspirazioni dei consumatori, contro la minaccia di quella drammatica scarsità che i loro teorici hanno generato.