Compendio Storico della Genialità Tedesca

DIE GENIES DER DEUTSCHEN di Joachim Fernau (Recensione)

Ogni etnia, ogni Nazione, città, valle, comunità o famiglia, è fiera di poter valorizzare i propri migliori figli e non c’è assolutamente niente di negativo quando se ne esaltano le gesta, sublimando le proprie tradizioni, potendo in questo modo alimentare i lumi delle proprie identità. Famose, a questo proposito, sono le odi che Ugo Foscolo ha dedicato all’idea di mantenere vivo il ricordo dei meritevoli Dei Sepolcri. L’abito di esaltare la fama dei propri eroi, artisti, inventori e così via, a volte è utile come un toccasana proprio a quei Popoli che, in determinate circostanze, hanno dovuto subire l’umiliazione di severe sconfitte, com’è il caso della Germania.

Joachim Fernau che si era arruolato nelle truppe delle SS come volontario, in qualità di corrispondente di guerra, trasmetteva con entusiasmo gli allori dell’avanzata nazista sul fronte orientale, ma aveva cercato di mascherare gli insuccessi subiti dalla controffensiva dell’Armata Rossa che iniziavano ad anticipare la definitiva disfatta di Hitler. Poi, con il Reich ormai agli estremi, nel ‘44, provocava scalpore in modo particolare quando, alla vigilia dell’epilogo conclusivo finale del conflitto,  aveva annunciato la novità di un’arma mortifera che avrebbe distrutto tutta l’Inghilterra… Perdoniamogli certe leggerezze di contingenza; infatti, questo fa parte del contesto di un lontano passato e qui vorrei solo commentare uno dei suoi libri, quello sulle “genialità” tedesche con cui egli, probabilmente, intendeva riscattare le umiliazioni subite dai Tedeschi nei due ultimi conflitti armati mondiali.Se mi è lecito fare certi confronti, mi permetto di paragonare , questa interessante lettura, in modo piuttosto spicciativo, a certe encomiabili opere di Indro Montanelli, in cui il nostro esimio autore liberale, in maniera piuttosto riassuntiva, a volte con ironia, ripercorre la storia e le vicende che hanno caratterizzato il nostro Paese, descrivendo vizi e virtù, meriti e colpe del nostro Popolo ed alcuni dei rispettivi personaggi più importanti che hanno segnato ed a volte condizionato la nostra alterna storia.

Il modo in cui scrive Fernau, però, non è una lettura altrettanto facile e piacevole e di sicuro non eccessivamente scorrevole; ciononostante, costituisce un discreto compendio storico dove, in una bella carrellata di eventi e descrizioni di vite dei personaggi tedeschi famosi e significativi, in un ricco linguaggio, l’autore esprime la sua ampia erudizione ed attribuisce agli stessi il merito di aver portato ad importanti trasformazioni, modificando i destini dell’Occidente. Egli percorre il tracciato delle linee segnate da un filo di Arianna che collega il decadente mondo medievale alla modernità, riepilogando eventi, opere, esperienze, scoperte e riforme derivate dall’azione di personaggi che hanno dato notevoli contributi alla nostra civiltà ed, in questo modo, hanno favorito lo sviluppo di grandi cambiamenti di cui la storia, soprattutto del nostro Continente, è testimone.

E’ giusto riconoscere pure che con una breve nota di giustizia, egli non manca di osservare che tutti i Popoli hanno i propri geni e come, a loro volta, altre Nazioni hanno apportato un loro concorso all’evoluzione ed al progresso dell’Umanità. E, se altri Popoli più giovani, in fatto di storia, non hanno ancora espresso un tale ruolo, ciò non significa, certamente, che prima o dopo non possa giungere pure il loro turno. Del resto, sappiamo che il progresso segna continui movimenti ed oggi, mentre assistiamo al nostro declino, c’è chi si riferisce al nostro tempo come al “secolo cinese”. Io, però, credo che sia ancora presto per fermarsi definitivamente a questa conclusione, anche se è ben vero che, in questi ultimi trent’anni, i Cinesi con il loro entusiasmo per il lavoro, partendo da una disastrosa situazione di totale miseria, vivono una grande ascesa la cui espansione proseguirà ancora per diverso tempo. Tuttavia, è altrettanto vero che fra pochi decenni, anche i Cinesi, in seguito di un severo controllo sulle nascite, si troveranno con una Popolazione invecchiata e con pochi giovani, proprio come avviene attualmente da noi. Allora, sarà il grande momento dell’India che, partendo da basi altrettanto umili, già annuncia la sua forza che deriva dal vigore della sua immensa riserva di giovani.

Queste considerazioni a parte, per tornare al saggio, credo di dover chiarire che trovo nel contenuto di questa opera alcune curiose osservazioni, che vanno segnalate. Infatti, per noi Italiani che abbiamo imparato che personalità di grande rilievo come Copernico e Rembrandt – per fare due esempi – erano rispettivamente di cittadinanza polacca ed olandese; Fernau, invece, sostiene che anche questi due celeberrimi geni integrano, a pieno titolo, l’illustre repertorio dei diversi autentici ed emblematici protagonisti teutonici; e ciò può creare un po’ di sorpresa e qualche perplessità.

Inoltre, che Gutenberg abbia inventato la stampa, rivoluzionando il mondo della cultura occidentale, ci può anche andare bene, nonostante il fatto che i caratteri mobili esistevano già in Cina che li aveva ereditati dai Tibetani, e che da molti secoli erano utilizzati anche dai Coreani che ne reclamano la paternità, in quanto, con matrici di legno intagliato, si usavano anche nell’arte della stampa dei tessuti, perfino in India. Meraviglia, invece, l’affermazione che pure l’invenzione delle armi da fuoco è ambiguamente attribuita ai Tedeschi, mentre, è più che noto, che veniva già  utilizzata sempre dai Cinesi ed era stata introdotta in Occidente dalle truppe di Gengis Kahn e di cui si è poi ampiamente servito suo nipote Kublai nelle sue grandi conquiste, al punto che per poco anche l’Europa occidentale stava per cadere sotto il dominio dei Mongoli.

Fernau non si ferma qui ed attribuisce ai propri beniamini anche altre invenzioni: del telegrafo, notoriamente, idealizzato inizialmente dai Francesi; il telefono che noi vogliamo di Antonio Meucci; la dinamo che consideriamo di Antonio Pacinotti; ed il motore a scoppio che sempre, secondo la nostra visione, sarebbe di “paternità” nostrana e precisamente di Eugenio Barsanti, avendo proprio questo ingegnere, costruito il primo prototipo funzionante, nella fonderia del Pignone; eppure, anche questa importante invenzione è reclamata, oltre che da noi, pure dai Francesi. Insomma, in tutte queste importanti iniziative, siamo sempre in buona compagnia… Già, in questa materia, non è nemmeno bene gettare la prima pietra perché, in queste discordanti congetture pochi si salvano; infatti, perfino noi abbiamo, per molto tempo, attribuito l’invenzione della radio a Guglielmo Marconi, quando oggi si sa benissimo – ed è perfettamente dimostrato – che il suo legittimo vero inventore è un serbo-creato, il grande genio Nikola Tesla.

Insomma, come abbiamo appreso, in modo particolare, durante il secolo appena concluso, soprattutto attraverso le ambigue “verità” sostenute, rispettivamente da socialisti, comunisti, fascisti, nazisti e sciovinisti di piantone, delle più eterogenee provenienze, la storia è semplicemente interpretazione: essa cambia in funzione della finestra dalla quale la si voglia o la si possa osservare. Del resto, il tempo stesso ci insegna come l’interpretazione che diamo agli eventi cambia continuamente negli anni, nei secoli e nei millenni; così, ogni tanto, le verità cambiano proprietari. Pertanto, seguendo un po’ il principio del grande liberale austriaco F.A. von Hayek, secondo il quale, con mezzi distinti è possibile ottenere risultati simili, come con mezzi identici si possono ottenere risultati distinti, lo stesso criterio può essere applicato anche alla lettura degli eventi. Infatti, ciò che in passato poteva essere vero, oggi può tranquillamente risultare falso e, ciò che noi oggi consideriamo menzogne scontate, ai nostri posteri, in un domani, possono rivelarsi autentiche verità. Ecco che le congetture in questo assunto sono infinite e possono assumere i risvolti più diversi e addirittura opposti a seconda del luogo e del tempo in cui si realizzano.

Quindi, è ben comprensibile che, anche dal punto di vista particolare della Cultura tedesca, sia possibile affermare come, grazie ai loro indubbi geniali monarchi, conduttori, artisti, inventori e riformatori, le conquiste, l’arte, la letteratura, la religione, la scienza, le tecniche e così via, abbiano dato i loro contributi al punto di determinare svolte alle rotte della storia del mondo, specialmente in Occidente.

In fondo, il progresso umano non è statico, non rimane mai fermo: le Nazioni ed i Popoli, dopo aver raggiunto certi livelli, fatalmente cedono il passo al declino; la civiltà ed il benessere sono in eterno mutamento; e possiamo dire che questa evoluzione non è altro che una specie di corsa a staffette, dove, individui creativi o carismatici, con le loro particolari vocazioni, rompono antichi paradigmi, tracciano nuove mete e, conseguentemente, aggiungono anelli della lunga catena dell’evoluzione, permettendo ai rispettivi conterranei di scoprire nuove strade, che raggiungono nuovi livelli di sviluppo; poi, anche questi, dopo aver percorso tratti più o meno lunghi, a loro turno, cedono il testimone ad altri individui ed altri Popoli che possono, allora, raccogliere tale eredità e, mentre sfruttano la rinnovata fertile immaginazione di altri anticonformisti, aggiungono del loro; così, con nuovi valori, migliorano le condizioni e le prestazioni, fino ad allora realizzate, nel proseguimento di nuove mete sconosciute e, spesso, raggiungono nuovi traguardi per, a loro volta, cedere in successive tappe, il compito ad altri innovatori. Popper, un altro grande liberale della Scuola Austriaca, infatti, ci insegna che la conoscenza non si esaurisce, la scienza non ha fine, in modo che il progresso si autoalimenta continuamente, anche se ad alterni intervalli si possono verificare incidenti di percorso.

D’altra parte, anche noi Italiani ci promuoviamo come legittimi eredi della tradizione ellenico-romana; sappiamo, tuttavia, che molti testi della letteratura ellenica ci sono stati trasmessi da traduttori Arabi, quando questi vivevano i loro secoli d’oro, mentre noi eravamo caduti nella più profonda decadenza. Allo stesso modo, del resto, parte della stessa tradizione cristiana, ci proviene dagli Irlandesi che nell’isolamento dei loro monasteri, l’avevano preservata ed hanno inviato i loro monaci sul Continente, dove avevano dovuto affrontare anche l’avverso potere ecclesiastico di Roma. Inoltre, quando leggiamo le bellissime pagine scritte dall’ex ufficiale della marina britannica, Gavin Menzies, apprendiamo come l’Occidente ha ereditato tutta una serie di conoscenze, attraverso i mercanti che scambiavano prodotti, esperienze e nozioni sulla famosa via della seta. Sono numerose ed importanti le millenarie tecniche che abbiamo ottenuto dai Cinesi che, per primi, hanno disegnato i profili dei cinque continenti, ciò che spiega anche l’affresco sulla volta del Palazzo di Teglio con il mappamondo che comprende perfino la Terra Austrialis, dipinto ancor prima che i Nuovi Mondi fossero esplorati dagli Europei. Infatti, i Cinesi, con le loro gigantesche giunche, grazie alla capacità di sfruttare le correnti marine, avevano circumnavigato il Pianeta prima dei nostri navigatori; utilizzavano anche il timone e la bussola a noi ancora sconosciuti; con questi, i Cinesi avevano contribuito in maniera determinante allo sviluppo anche della navigazione. Ma molte altre loro conoscenze sono giunte a noi tramite le visitazioni in Oriente: anche le tecniche per produrre la carta, la porcellana e la seta ci sono giunte dall’Impero Centrale. La civiltà cinese, quindi, ha certamente giocato un ruolo favorevole anche per l’impulso e lo sviluppo del periodo più glorioso del nostro Paese, senza questa interazione non saremmo mai arrivati al Rinascimento.

Insomma, fatte le dovute considerazioni, dando un po’ di sconti a quanto Fernau sostiene, la lettura di questo saggio, è oltremodo istruttiva anche perché conferma come il mondo occidentale ha subito importantissimi cambiamenti, grazie all’azione di personaggi che hanno saputo andare contro corrente, cambiando rotta e, soprattutto, guardando oltre le apparenze: non soddisfatti di ciò che vedevano, hanno intuito che si poteva fare meglio e diversamente; e, non contenti delle vie che si stavano percorrendo, spinti da un certo dissenso, hanno saputo suggerire nuovi percorsi fino ad allora ignoti. Pertanto, ed in conclusione, questa è un’ulteriore quanto utile lettura che valorizza il successo di veri progressisti – estranei alle solite usurate retoriche – contrari a dogmi consolidati, i quali, con le loro iniziative, prevalendo sugli eterni deleteri conservatori che ostacolano e che temono le alterazioni intrinseche delle civiltà, inevitabilmente in un’ eterna e continua mutazione, hanno concorso al miglioramento della condizione umana.