Liberalismo Whig

visto da Tullio Pascoli

Archivi gennaio de 2014

L’ECONOMIA NON È UN’EQUAZIONE

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L’ECONOMIA DELLA FARFALLA di Paul Ormerod (Recensione)

Da questo saggio apprendiamo ancora una volta che l’economia non può essere concepita come una semplice operazione aritmetica secondo la quale 2 + 2 = 4, né come una formula matematica o un’equazione. Infatti, l’economia non segue parametri logici, sulla base di criteri che possono essere previsti e pianificati, tali come per decenni i modelli socialisti, con i loro famosi piani quinquennali, hanno creduto di poterli ridurre, in cui i risultati disastrosi hanno finalmente fatto storia dalla quale anche i nostri attuali seguaci della distribuzione coercitiva dovrebbero – ma non sembrano –  imparare. Non per niente, le comunità sono composte da individui che pensano ed agiscono a modo loro, potendo cambiare opinione ed inclinazione a qualsiasi momento, senza che possano essere guidati come se fossero parti di un disciplinato gregge. (continua…)

PRIMORDIALE PENSIERO LIBERALE

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VIAGGIO NEGLI STATI DEL GRAN MOGOL di François Bernier (Recensione)

IN DIFESA DELLE LIBERTA’ D’INIZIATIVA E DELLA PROPRIETA’

Giusto, per rimanere nel tema della diversità di civiltà, mi sembra oltremodo utile dedicare una favorevole recensione di questa opera di François Bernier che, in un certo senso, nel tempo, è divenuta anche paradigmatica perché, essendo l’autore fra i primi Occidentali a descrivere la vita in India, dalle sue pagine hanno attinto diversi storiografi, sociologi, economisti e teorici che poi  hanno potuto utilizzare molte delle sue osservazioni sull’organizzazione sociale di quelle strutture orientali per dare una base alle proprie interpretazioni, critiche e tesi a favore o contro il modello economico pubblico o privato.

(continua…)

CINA: IERI ED OGGI

Questo è il mio primo libro di Terzani e l’ho letto con molto interesse perché sono sempre piuttosto sensibile al tema della Cina, fin dai primi anni  ’90, la cui realtà ormai è molto diversa da quella che l’autore descrive qui.  Shenzhen, per esempio, all’epoca in cui Terzani scriveva, non aveva più di 200.000 abitanti, oggi, è già il primo polo dell’elettronica dell’Asia e di abitanti ne deve contare attualmente oltre 9 milioni.  Pertanto, ci si potrebbe chiedere cosa scriverebbe oggi se avesse la possibilità di tornarci. Forse, è legittimo immaginare che molti luoghi da lui descritti non li riconoscerebbe nemmeno più.
Comunque, la lettura è molto scorrevole e l’autore rievoca un periodo molto complesso quanto sofferto di questo straordinario Paese, che da oltre vent’anni esibisce percentuali di crescita a due cifre, sviluppandosi in tutti i sensi, abbandonando il modello ed i sistemi anteriori, per recuperare un ritardo nei confronti dell’Occidente, anche se, ahimè, ha spesso dimenticato di salvaguardare adeguatamente i propri ricchissimi patrimoni architettonici e culturali millenari. L’autore proporziona l’occasione di illustrarsi di come funzionava il collettivismo maoista ed aiuta a conoscere certi lati oscuri del comunismo, l’ideologia che la Cina ha ormai abbandonato e  che quindi appartiene definitivamente al suo (peggiore) passato.
Chi, dopo diversi soggiorni d’affari a Hong Kong, Taiwan e Corea del Sud, ha finalmente avuto il privilegio di cominciare a visitare questo gigante dal ’94 in poi, ha potuto osservare, per esempio, la crescita della sua economia letteralmente a vista d’occhio; infatti, lo sviluppo è stato tale che non si conoscono fenomeni similari, come la modernizzazione di centri come Shanghai, dove, quando c’erano forse solo una dozzina di grattacieli e dall’alto dei ventesimi piani dei pochi hotel di livello internazionale, all’orizzonte, si presentava una vista di una specie di foresta di gru, sotto le quali una miriade di formicai umani intenti a spostare canne di bambù, si preparava alla costruzione dei più fantastici edifici che oggi impressionano qualsiasi osservatore occidentale.  Il risultato si nota – soprattutto di notte – in uno degli spettacoli teatrali notturni più esaltanti che le metropoli al mondo possano offrire; centinaia di modernissimi grattacieli a specchio, ognuno con cupole e torri dalle forme più stravaganti spesso totalmente illuminate a LED perfino sulle rispettive facciate  che cambiano colore in continuazione. Ai Tempi di Terzani, dunque, anche il policromatico spettacolo che si ammira dalle sponde del “Bund” – con i battelli turistici illuminati con gli schermi pubblicitari giganteschi che sfoggiano i filmati più creativi, passano in continuazione con turisti a bordo, avidi di immagini, pronti a scattare le foto ed a riprendere i profili del nuovissimo quartiere di Pudong, con la sua bellissima torre della Perla, non c’era ancora.
Così, chi in questi ultimi vent’anni viaggiando dal Nord (Harbin) – quasi al conbfune con la Russia, giù fino al Sud (Guilin) – quasi al confine con il Viet Nam, in oltre 30 visite, passando per la maggior parte delle sue gigantesche metropoli, ha potuto seguire uno sviluppo unico e conoscere un po’ della nuova realtà cinese. Pertanto, se dieci anni dopo che l’autore pubblicava il libro, ai semafori si vedevano ancora maree di biciclette che freneticamente si spostavano come delle immense onde e le poche vetture in circolazione – color amaranto tutte uguali – erano i taxi, oggi il volto di grande parte del Paese – soprattutto lungo la costa – è molto cambiato.  Terzani  ci racconta che allora le automobili private erano rarissime; ebbene, oggi, al contrario, sono numerosissime le macchine di lusso di tutte le marche più care al mondo e perfino la nostra FERRARI ha identificato in Cina il suo primo mercato in assoluto. Non per niente, oggi la Cina è la seconda potenza economica al mondo; se ciò non bastasse, ci vive tutta un’intera Italia (con oltre 60 milioni di cittadini) milionari in Dollari. Ciò spiega pure come oltre ai modelli di lusso importati direttamente dagli Stati Uniti, Europa, Giappone e Crea del Sud, nel frattempo molte di queste fabbriche hanno iniziato a produrre diversi modelli sul posto, così la Cina è diventata già il primo produttore di automobili al mondo.  Ma chi ha già visitato una volta il salone dell’automobile di Shanghai, avrà potuto scoprire, inoltre, decine di marche cinesi sconosciute in Occidente, alcune delle quali, hanno già cominciato ad esportare diversi modelli molto economici – e che non sono nemmeno brutti – già in diversi Paesi.
Allora, quando questo libro è stato scritto, i mezzi di trasporto e di comunicazione erano molti precari e viaggiare in Cina costituiva sovente una vera avventura; oggi, però, i migliori aeroporti, stazioni ferroviarie – con treni di alta velocità -, metropolitane puntualissime e pulite – con biglietti magnetici ricaricabili – autostrade a 6 corsie con fantastici ponti lunghi fino a 35 km., le migliori reti alberghiere internazionali, con gli hotel più lussuosi al mondo, si trovano proprio in Cina; e, contrariamente a ciò che purtroppo i turisti di tutto il mondo notano in Italia o Spagna – dove spesso sono trattati malissimo -, tanto per citare due esempi, l’ospitalità e l’educazione dei Cinesi che accolgono gli stranieri, è tale che si compara solo con quella degli Stati Uniti. E tutto ciò a costi bassissimi! Tanto è vero, che la Cina è già diventato il secondo Paese turistico al mondo, dietro agli Stati Uniti…
Anche il commercio cinese che a quei tempi poco o niente aveva da offrire, oggi, oltre all’enorme mercato delle imitazioni di bassa qualità, ma anche di qualità sorprendente, che ogni città nasconde e riserva ai turisti, dispone pure dei centri commerciali più moderni dei nostri e vi si possono trovare tutte le marche del lusso – in versioni autentiche ed originali – che possiamo immaginare, anche quelle americane che in Italia  di solito si trovano solo nei centri più sofisticati. Nelle strade illuminate da migliaia di iseane di tutti i colori, la maggior parte dei negozi son o aperti durante tutta la settimana fino alle 11 di sera: Le nasce sono alerete anche nei giorni festivi e chi si avvale dei rispettivi servizi, allo sportello dispone di un apparecchiato con i simboli della bocca all’in sù (verde) o all’in giù (rossa) per esprimere i diversi gradi di soddisfazione. Poi, oltre alle grandi reti di supermercati internazionali, ormai ad ogni angolo delle vie e sulle piazze pedonali importanti, si trovano filiali di McDONALD, KFC, PIZZA HUT, STARBUCK’S e così via… definitivamente, questo non è lo stesso Paese né lo stesso scenario che il bravo Terzani deve aver conosciuto e qui ci ha descritto…
Il libro, dunque, è ormai superato dal tempo e la stessa copertina che riproduce l’immagine di Terzani con abiti che in Cina solo in alcune ultime rare fabbriche si vedono ancora, oggi, per le strade proprio nessuno si sognerebbe di vestire più già da tempo e rivela chiaramente che si tratta di un’opera ormai piuttosto datata.  Vi si apprende, pure che, allora, l’autore non trovava guide o libri che parlassero dei siti archeologici, monumentali e dei templi che in parte – o del tutto – sono effettivamente stati distrutti o danneggiati dalla deleteria Rivoluzione Culturale. Oggi, invece, non solo esistono numerosissime guide anche di pubblicazione straniera, ma molti monumenti a suo tempo danneggiati, ora si possono visitare, sono già stati recuperati e molte multinazionali – soprattutto giapponesi – si incaricano ancora di restaurare parte del patrimonio della cultura e religione buddhista, che la barbarie delle Guardie Rosse aveva compromesso. Non sono nemmeno rari i monaci buddisti calvi con le loro tonache arancioni che camminano liberalmente per le strade. Ciò che sembra anche un po’ strano è che Terzani non menzioni in nessun momento uno dei siti archeologici più straordinari della Cina; quello di Xian, dove sono state scoperte una decina di migliaia di statue dell’esercito di terracotta, ma forse, a quell’epoca il ritrovamento non era ancora stato aperto al pubblico.
Anche le libertà individuali sono migliorate e non solo per gli stessi Cinesi che proprio da qualche giorno possono di nuovo – e legalmente – in determinate circostanze avere più di un figlio, mentre ciò era possibile solo a chi aveva buoni rapporti con il potere o si poteva permettere in qualche modo corrompendo  gli ispettori. Nel frattempo, gli stranieri possono circolare praticamente senza quasi alcun limite, in vetture noleggiate, autobus, treni o aerei senza grandi complicazioni ed a costi abbastanza contenuti; solo per andare in Tibet è necessario richiedere un permesso che si ottiene dalle agenzie di viaggio, nel giro di massimo due giorni. Per il resto, negli alberghi le TV trasmettono i notiziari dei diversi Paesi e non ci sono limiti alle connessioni di Internet che di solito negli alberghi sono anche del tutto gratuite; ed ora, perfino i Cinesi stessi possono comunicarsi liberamente con l’estero, anche utilizzando skype e qualsiasi cittadino, anche straniero, può acquistare un po’ ovunque, schede SIM – per telefoni cellulari – a bassissimi costi, incluso con accesso diretto alle telefonate intercontinentali.
Quindi, il libro risulta davvero un po’ fuori tempo. Ciononostante, pur essendo ormai superata, questa lettura risulta oltremodo utile perché rievoca una parte della storia cinese oscura più dolorosa e ci aiuta a capire gli equivoci, i danni, il ritardo ed i disastri generati dalla politica collettivista voluta ed imposta da Mao Zedong, del quale ben pochi Cinesi dimostrano di conservare molta nostalgia, mentre il suo successore Deng Xiaoping – con la politica della responsabilità – non solo ha rivoluzionato lo sviluppo del Paese, ma ha saputo voltare quella miserabile pagina, trasformando la Nazione in una vera potenza industriale, dove la gente lavora molto e il più delle volte con palese entusiasmo, per potersi permettere un’abitazione confortevole con tutte le comodità, inclusa con l’acqua a riscaldamento solare, oltre all’automobile, costituendo tutto ciò oltre ai viaggi all’estero od almeno fino a Hong Kong, le principali aspirazioni del grande operoso pubblico.
Certo, nessuno nega che la Cina di oggi può non essere ancora considerata un modello di democrazia, ma non si paragona nemmeno più a quella Nazione dove tutto era controllato, tutti erano vigilati – soprattutto gli stranieri – e dove durante decenni perfino per l’alimentazione più basica la maggioranza soffriva gli effetti della scarsità quando non addirittura delle tragiche carestie. Oggi, i negozi ed i supermercati delle catene internazionali offrono di tutto; non c’è nemmeno più bisogno di girare giornate intere per trovare del deodorante. I negozi sono affollati di Cinesi che hanno denaro da spendere e lo possono portare in tasca liberamente, senza che il potere politico – com’è nel nostro caso specifico – giunga all’estremo di emanare leggi o norme che limitino o proibiscano ai cittadini di andare in giro con il frutto del proprio lavoro, onestamente guadagnato, del proprio denaro, in contanti in tasca.
Ad ogni modo, a chi volesse approfondire il tema della Cina, può trovare molte altre eccellenti opere, specialmente di Alain Peyrafitte: QUAND LA CHINE S’EVEILLERA… (LE MONDE TREMBLERA – Quando la Cina si sveglierà…il Mondo tremerà), L’EMPIRE IMMOBILE  - (L’Impero Imobile) e più recentemente sulla straordinaria crescita dell’economia cinese, dove si descrivono i miracolosi progressi raggiunti attualmente dal suo sviluppo, raccomando IL SECOLO CINESE di Federico Rampini o  LA SFIDA. SE LA CINA CAMBIA IL MONDO di Erkik Izraelevicz, tanto per citarne alcuni.

LA PORTA PROIBITA di Tiziano Terzani (Recensione)

L’Agonia del Collettivismo e la Rinascita del Mercato

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Confesso, non senza un certo imbarazzo, che questo è il mio primo libro di Terzani e devo pure ammettere che non ho mai visto in questo noto autore alcuna inclinazione liberale; anzi, l’ho sempre considerato uno dei numerosi marxisti delusi; un orfano del socialismo, naufrago pentito del collettivismo e, forse, anche un po’ imbarazzato dai relitti ideologici che dagli  esperimenti socialisti sono emersi; insomma, uno dei tanti idealisti che si sono resi conto tardivamente come l’ambiguo egualitarismo è solo un’illusione – se non un palese inganno – e, come egli stesso finalmente riconosce, alla fine dei conti, non ha prodotto nient’altro che una mera astratta utopia. Egli è uno dei tanti idealisti che, invece d’inseguire tutte quelle loro inutili teoriche chimere, forse, farebbero meglio a riconoscere, se non addirittura, abbracciare pragmaticamente l’individualismo come virtù, di cui scrive la libertaria Ayn Rand; invece, loro malgrado, preferiscono perseverare, rifugiandosi nella nuova astrazione, quella religione ideologica dell’ecologismo, o dell’ ecomunismo - come qualcuno ha voluto definire questa originale specie di dottrinaria fede nell’apocalittico ambientalismo, sempre all’arrembaggio, magari, in compagnia di un velleitario compagno di piantone del tipo José Bové.

(continua…)

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