Pubblicato pure su www.politicamagazine.it

Pubblicato pure su www.liberalcafe.it

PIANETA BLU, NON VERDE di Klaus Vaclav (Recensione)

I Pericoli della Nuova Religione

Senza riuscire a staccarmi dalla sue pagine, fino alla conclusione, ho letto con immenso piacere PIANETA BLU, NON VERDE di Klaus Vaclav – ex presidente della Repubblica Ceca -, questo, dopo aver, a suo tempo, letto e recensito: MA VERITE SUR LA PLANETE del ricercatore francese Claude Allègre che, in maniera pedagogica oltremodo convincente, illustra le tante contraddizioni che contraddistinguono i chiassosi attivisti ambientalisti ed in prima fila, il Premio Nobel Al Gore e l’emblematico contadino francese José Bové – sempre presente con la sua inquinante pipa in bocca –,  ai quali l’autore non fa sconti e che, attraverso ogni tipo di mezzi di diffusione, quotidianamente, ci propinano assurdi allarmismi, grazie anche alla complicità di un certo genere di media; altrettanta attenzione ho dedicato, con non meno soddisfazione, ad un altro eloquente saggio – questa volta di un ricercatore italiano, Dario BressaniniOGM TRA LEGGENDE E REALTA’ che, in modo molto comprensivo, crea chiarezza sul mito ed i preconcetti che ne derivano, spiegando in cosa consistano realmente i tanto temuti Organismi Geneticamente Modificati, in genere definiti come transgenici che tanto stanno contribuendo alla riduzione dell’applicazione dei pesticidi nelle colture, mentre aumenta in maniera palese la produttività anche di nuove varietà di piante che i succubi politicanti europei, in connubio con le indottrinate orde vedi, si negano ad introdurre in buona parte dell’Europa conservatrice, dando, in compensazione, lauti quanto scandalosi sussidi ai nostri agricoltori, concorrendo, in maniera del tutto sleale, direttamente con i Paesi in via di sviluppo in generale, ma in particolare con nostri vicini Nordafricani ed Africani che in agricoltura, allevamento e pastorizia hanno molto più spazio e vocazione, obbligandoli ad abbandonare le proprie terre e cercare fortuna, rischiando la vita sui battelli della speranza.

Ebbene, se si può dare dei consigli a chi ha dei dubbi su quanto i media ogni giorno diffondono sul riscaldamento globale e sul cambiamento del clima in generale, raccomando vivamente questa importante lettura riassuntiva perché costituisce una vera sintesi di quanto Allègre e Bressanini e tanti altri scienziati indipendenti – tra l’altro in esso ampiamente citati – già prima di lui avevano così opportunamente sostenuto, non tanto sulla base retorica o teorica e dottrinaria, bensì su basi concrete dimostrabili scientificamente.

Vaclav che spiega come era stato indotto a vivere buona parte della sua vita sotto il regime totalitario comunista, aggiunge che è proprio questa specie di nuova religione che pretende, così come facevano i marxisti, imporre la loro dogmatica dottrina ed ora si avvalgono di dati di alcuni pochi scienziati e di diversi politicanti interessati a creare panico ed allo stesso tempo presentarsi all’ignaro ed ingenuo pubblico, poco preparato a ragionare od a documentarsi, come veri salvatori del Pianeta e quanto più allarmismo possono divulgare a creare, più fondi riescono ad ottenere dai compiacenti – per non dire conniventi – governanti populisti.

Per farlo ricorrono continuamente con instancabile ripetizione al falso paradigma, secondo il quale, il clima del nostro Pianeta sta cambiando ad opera dell’azione umana; e, naturalmente, accusano il modello economico di successo che il socialismo non era riuscito a sconfiggere e che – secondo loro -, in seguito all’ “abuso” delle risorse naturali, che sono limitate mentre il consumismo, incentivato dall’insensibile modello del libero mercato non conosce freni, genera con le sue fabbriche di prodotti superflui e con i grandi allevamenti di bestiame, starebbero distruggendo l’ambiente e quindi la vita del Pianeta stesso.

Così, non hanno perso l’occasione per ripristinare le vecchie equivoche profezie di Malthus, secondo le cui tesi l’esplosione demografica avrebbe dovuto rompere l’equilibrio fra crescita della popolazione e produzione di alimenti; perciò, sempre dando credito a quel teorico, oggi si dovrebbe star morendo di fame un po’ ovunque, mentre la palese realtà ci dimostra l’esatto contrario. Infatti, ormai sappiamo come, non solo il tenore di vita è migliorato ovunque nel mondo, ma che perfino in Cina dove, durante la rivoluzione imposta dal compagno Mao la gente, di fatto, moriva di fame perché la politica del “grande salto in avanti” aveva generato le peggiori carestie della storia di quel grande Paese, mentre, oggi invece, grazie ai cambiamenti a favore dell’odiato capitalismo, anche nelle grandi metropoli si vendono le signorine ben vestite che portano a spasso i loro bei cagnolini di lusso ben curati, allo stesso tempo in cui nelle metropolitane di Pechino, Shanghai e Cantone non si incontrano individui denutriti, ma al loro posto non mancano nemmeno più lì gli individui obesi che sono così numerosi e caratteristici dell’abbondanza nei nostri Paesi industrializzati.

Del resto, Vaclav riferisce anche sulla famosa scommessa fatta dal rinomato ecologista, Paul Ehrlich – autore del saggio LA BOMBA DEMOGRAFICA -, opera del noto ed ostinato neo-malthusiano con cui teorizza l’apocalittica fine dei bei tempi; infatti, sempre sulla scia di quelle oltremodo pessimistiche e disastrose tesi, in teoria, fin dagli anni ‘90 avremmo dovuto già trovarci in piena sconvolgente catastrofe di scarsità, in preda alle più drammatiche carestie. Invece, nel 1980, l’allora giovane economista Julian Simon, coautore con Norman Myers di ALLARMISMO E OTTIMISMO e di SCARSITA’ O ABBONDANZA?, aveva sfidato il biologo, scommettendo che un determinato numero di materie prime – a scelta dello stesso Ehrlich – nel giro di dieci anni, l’insieme dei rispettivi prezzi avrebbe subito una diminuzione, e questo avrebbe chiaramente dimostrato che al posto della scarsità avremmo concretizzato l’abbondanza; ed ecco come il buon Ehrlich, pessimo profeta come i soliti sinistrati mancini, nel 1990, aveva dovuto pagare i quasi 600 Dollari a saldo della scommessa persa.

In fondo, sappiamo benissimo che alla data di nascita di Malthus, la gente per potersi pagare il solo pane, lavorava tutta la settimana, mentre la carne era un raro privilegio di pochi ed i vecchi vestiti usurati passavano da una generazione all’altra; per cui, tutte le bucoliche leggende della mitica Era dell’ Oro e dell’idillico Felice Buon Selvaggio, tanto caro a Rousseau, oggi sono viste come stravaganze abbastanza divertenti, di un lontano passato, ma niente di più. Non per niente, la gente oggi non solo vive quasi tre volte più a lungo di questi sconfessati teorici, ma vive anche meglio, potendo fare il bagno ogni giorno, mangiando meglio che i ricchi del loro tempo, vedendo crescere i bambini, che allora in molti casi per una semplice polmonite od altre epidemia morivano prematuramente senza alcuna speranza.

Ma per tornare al tema del riscaldamento globale, che è un fatto, anche se poi non è così drammatico come essi vorrebbero far credere, tale fenomeno naturale non è assolutamente una novità; ma sbagliano coloro che credono di poter fissare il clima; una magia del genere non è alla portata degli umani perché dipende essenzialmente dalle attività delle ombre solari ed a chi dovesse alimentare ancora dubbi su questa particolarità, possiamo raccomandare di leggersi IL SOLE – UNA BIOGRAFIA di David Whitehouse, dal quale potranno documentarsi meglio al riguardo, ottenendo tutte le necessarie conferme. E sarebbe sufficiente  osservare i diversi strati geologici, oppure verificare gli anelli delle millenarie sequoie per constatare come il clima ha sempre subito anche forti mutazioni.  A conferma di ciò, abbiamo i depositi di materiali fossili che ci indicano che laddove oggi, magari c’è il deserto od in mare, in ere remote esistevano fiorenti foreste ed proprio oggi, da questi stessi depositi otteniamo i combustibili per generare buona parte dell’energia che consumiamo. In fondo, il nostro pianeta e noi stessi, siamo sempre soggetti a pericoli: la caduta di un asteroide o basta una forte eruzione di un vulcano attivo per condizionare il clima in maniera determinante tutta una determinata zona. Quindi, il clima non è mai stato stabile, ma è sempre cambiato nei millenni, così come sono cambiate le zone coperte dalle foreste e dagli oceani, molto prima che le industrie degli odiati capitalisti potessero interferire sullo strato dell’ozono.

Questo utile saggio di Vaclav, inoltre, fornisce tutto un lungo elenco di citazioni di numerosi scienziati, ognuno dei quali con osservazioni distinte, in grado di dimostrare che le previsioni degli attivisti ambientalisti sono assolutamente soggettive, teoriche e soprattutto in numerosissimi casi, prive di fondamento scientifico; infatti,  uno di questi osservatori, lo scienziato ceco Lubos Motl, dichiara che il fenomeno del riscaldamento globale non si riscontra unicamente sulla Terra ma anche su Marte, Giove, Saturno e perfino su Plutone… ed allora, chi possiamo responsabilizzare? Colpa di quali industriali egoisti capitalisti? E Vaclav aggiunge che un suo amico, a questo proposito, commenta appunto che, se tale affermazione corrisponde al vero, non sarebbe nemmeno più necessario scrivere questo libro, ma basterebbe continuare a ripetere questo dato…

Insomma, questa è una lettura di 140 pagine – più sette dell’opportuno elenco bibliografico -, estremamente utile e che si legge tranquillamente in una grigia giornata di noia; la si può raccomandare specialmente a quei politici che non si sono ancora lasciati convincere da questa nuova quanto ambigua religione che, sempre secondo l’autore, costituisce il nuovo ed autentico pericolo per le libertà che buona parte del mondo ha ormai consolidato. Non per niente, gli orfani, eredi del collettivismo, ormai sconfitti, in alternativa al marxismo, che la realtà ha definitivamente squalificato, ora propongono – con nuovi pretesti – il controllo della produzione industriale, del tutto indifferenti alle legittime libertà delle aspirazioni degli individui che non sono ancora disposti a rinunciare alle comodità che il mondo moderno è riuscito a proporzionare e portare alla disponibilità delle grandi moltitudini. Ed ha ragione: gli individui non hanno bisogno di una nuova religione che imponga agli altri una unica via nella ricerca della realizzazione della felicità – anche perché la felicità non si realizza, ma ad esse si può aspirare ed ognuno di noi sceglie la maniera che crede più adeguata -, soprattutto se per perseguire tale teorica finalità, dovrebbero accettare rinunce concrete, sulla base di poetiche tesi, dettate dai pochi presunti profeti che vorrebbero  imporre limiti alle loro legittime libertà.

In conclusione, agli intransigenti attivisti ecologisti ad oltranza se ne sconsiglia energicamente la lettura, poiché rischierebbero di perdere molte delle loro controverse deleterie certezze, anche per il fatto che l’autore, in diverse occasioni, si riferisce direttamente ad uno di loro: Bjorn Lomborg che, con un suo noto saggio THE SKEPTICAL ENVIRONMENTALIST: (L’Ecologista Scettico), descrivendo le diverse contraddizioni del movimento, ha creato – fra i militanti – non poco imbarazzo, al punto di essere stato condannato all’ostracismo, non mancando nemmeno le puntuali denunce di diffamazione, come già avveniva fra gli intellettuali comunisti, nei confronti di proseliti dell’ egualitarismo che osavano sfidare la dottrina del totalitarismo, denunciandone gli orrori che sotto Stalin si producevano nel cosiddetto Paradiso del Proletariato, vedi George Orwell, Albert Camus ed altri che al rientro dall’Unione Sovietica non avevano esitato a pubblicare ciò che non avevano inteso ignorare, mentre gente come Sartre, Togliatti ed altri, avevano molto ipocritamente taciuto.

P.S.: Apprendo in questi giorni che tre ricercatori italiani: Matteo Perotti, Sonia Sandroni e Franco Talarico dell’Università di Siena e attualmente impegnati in una spedizione in Antartide, hanno scoperto importantissimi resti fossilizzati di una foresta con tronchi d’albero la cui superficie è carbonizzata, e che daterebbe di circa 250 milioni di anni fa; è un’evidente prova che quella zona non è sempre stata coperta di ghiaccio. Questo dovrebbe confutare il paradigma degli attivisti secondo i quali, il clima sarebbe sempre stato uguale e che il riscaldamento globale sarebbe da attribuire all’attività umana. In fondo ciò, spiega, pure, la ragione per cui la Groenlandia si chiama così – ovvero “Paese Verde” -, certamente perché in passato non doveva essere coperta dal ghiaccio…

P.P.S.: Ed ecco che una lettera aperta firmata da ben 110 (centodieci) Premi Nobel denuncia l’ambiguità e le contraddizioni di GREENPEACE: http://www.ilpost.it/2016/07/02/premi-nobel-contro-greenpeace-ogm/