QUANDO LE BOTTEGHE ERANO OSCURE

di Massimo Caprara (Recensione)

Massimo Caprara è stato il segretario di quel personaggio che in Italia i comunisti definivano Il Migliore, ma del quale, alla luce della più corretta revisione storica, possiamo ben dire che questo importante rappresentante del Comunismo internazionale ha integrato il “prestigioso” gruppo dei non migliori, fedele e disciplinato seguace del Peggiore, ossia, del più atroce macellaio della storia, Stalin, anche responsabile per la morte di milioni di innocenti, diretto crudele autore e responsabile mandante di un Olocausto di cui il Comunismo non ha mai osato fare un minimo accenno: lo Hodolomor, il genocidio ucraino, nel quale una parte della Popolazione è stata fatta morire di fame intenzionalmente, perché la sua comunità ed i suoi dirigenti non si allineavano in modo obbediente e rassegnato, alle criminose direttive di Mosca.
Ma per meglio documentarsi sulla miriade degli orrori portati a termine dal despota georgiano, forse è più opportuno rimandare a ciò che hanno scritto Boris Pasternak ed Aleksandr Solzhenitsyn, Salamov Varlam, oppure i meno commemorati ma altrettanto competenti storiografi Richard Pipes e Robert Conquest, fra tanti altri; qui, per non estendersi, è bene limitarsi alle rivelazioni di un onesto Italiano che ha vissuto ed allo stesso tempo condividere tutta una serie di ipocrita doppiezza: Caprara; e questa digressione introduttiva vuole solo servire a dare una più realistica dimensione dell’ambiguità di colui che, di fatto, non era altro che lo pseudo Migliore…

Ebbene, un po’ come nel caso di Juan Reinaldo Sánchez che ha in maniera similare fedelmente servito per ben diciassette anni come guardia del corpo numero 1 di Fidel Castro, dopo aver scontato un paio di anni – senza aver commesso alcun delitto -, riuscendo a fuggire dal presunto “paradiso” collettivista dei Caraibi, ha pure lui, finalmente, potuto rivelare al pubblico, la vera indole del Comandante supremo di Cuba, dettagliando aspetti non solo della doppia vita pubblica, ma anche – se non soprattutto – della sua  controversa vita privata, demolendo nel modo più devastante il falso mito di individuo austero, coerente, idealista ed illibato; analogamente, l’ex segretario di Palmiro Togliatti qui descrive in maniera altrettanto ineluttabile, le ambiguità che lo hanno caratterizzato il suo blasonato superiore ed espone in molti dettagli il suo coinvolgimento con iniziative di cui i nostri comunisti non possono certamente essere fieri.

Quali? Ebbene, non sono affatto poche e per il bene delle verità storiche del nostro Paese, è opportuno che la nuova generazione se ne renda conto.  Alcune sono perfino citate  dallo storiografo Robert Conquest in numerose pagine del suo copioso compendio storico dal pedagogico titolo IL GRANDE TERRORE, narrando che alla riunione del Comintern, in occasione delle purghe ordinate dal tiranno e più specificamente all’ordine di condannare il compagno Trockij, l’autore descrive (alla pagina 637) - fra l’altro – come nel 1927, dinanzi alle imposizioni del determinato Stalin, mentre Togliatti si piegava alla sua autoritaria prepotente volontà, il nostro più onesto Ignazio Silone, aveva più dignitosamente preferito abbandonare il Partito Comunista; poi, ancora alla pagina 643, spiega come nel 1937 Paolo Robotti, in qualità di cognato, del massimo rappresentante del Comunismo italiano, finito anch’egli sotto i ferri del despota, rimasto con i denti rotti e la spina dorsale irrimediabilmente  danneggiata, come pure altri Italiani, ugualmente, finiti in carcere e torturanti, erano riusciti a salvare la propria pelle, solo grazie alla compiacente docilità del nostro pseudo Migliore.

Massimo Caprara, quindi, riguardoso segretario, perplesso, invece, ormai incapace di dissimulare, finisce per confessare il proprio imbarazzo, anzi, esprime un inevitabile e spontaneo e sempre più palese malessere, quando apprende che perfino innocenti leali compagni comunisti italiani, rifugiatisi in Unione Sovietica durante il Fascismo, erano stati intenzionalmente abbandonati al loro tragico destino, in Russia ed in Siberia, per puro timore che potessero rientrare in Italia, e pericolosamente descrivere com’era, in realtà, quel presunto Paradiso del Proletariato, potendo compromettere i progetti che il Partito Comunista Italiano riservata per la trasformazione del Paese in un ulteriore Stato vassallo del preteso collettivismo universale.

Ma se già, la questione del pericolo corso da Trieste e parte del Friuli dalle pretese Jugoslave, con benevole avallo di Togliatti per la cessione a Tito, avevano generano forte disagio all’autore di questo saggio; poi, le scandalose prese di posizione da parte del suo Capo, in rapporto alle invasioni delle truppe sovietiche in Ungheria, in occasione della Rivolta di Poznan, e dinanzi alle critiche mosse alle rivelazioni di Chruščēv, che sempre nel ‘56 durante il XX congresso del Partito sovietico, denunciando i delittuosi metodi stalinisti, avevano aumentato le titubanze, accendendo la fiamma dei dilemmi, dei tormenti e molti dubbi sulla vera natura disumana del Comunismo reale.

Alla fine, dopo tanti anni di devota militanza marxista, la sua fede non aveva più retto e nel 1969 veniva espulso dal Partito; ed allora dichiarava che si era convinto che per essere comunista, bisognava saper rinunciare ad essere liberale; ed infatti, avvicinandosi sempre di più a posizioni liberali, aveva iniziato a scrivere per testate come IL MONDO e perfino per IL GIORNALE. Naturalmente, verrà tacciato come traditore. Intanto, del suo allora Principale, citerà una più che compromettente – quanto eloquente – osservazione del massimo teorico comunista italiano: “Gramsci considerava Togliatti un doppiogiochista non meritevole di fiducia [...].” Essa la dice tutta a proposito un un politico che per poco non era riuscito a prendere le redini del nostro Paese.

Numerose ed altrettanto scomode, per i suoi vecchi impenitenti compagni, sono le pubblicazioni che seguiranno; sono libri in cui descrive, fra l’altro, anche il vero esecutore dell’uccisione di Mussolini; infatti, la decisione era giunta da fuori, su diretto ordine della Čeka – l’organizzazione poliziesca sovietica – di cui faceva para anche chi ha obbedito a quell’espresso ordine dell’oscuro cosiddetto Migliore, ufficialmente e deliberatamente taciuto, ma che, in intimità, nella massima discrezione, era stato indicato essere Aldo Lampredi.

In conclusione, dunque, questo saggio ha il merito di rimettere un po’ di ordine a proposito di avvenimenti storici che, purtroppo, durante molti anni, gli interessi politici ed ideologici dottrinari hanno cercato di negare e di camuffare, fornendo sovente versioni addirittura opposte.